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Aprile 2017
The Speak Up blog answers any questions you may have either about the English language or our articles. Write to us at: http://blog.speakuponline.it. The most interesting questions will be published on this page. A word of warning, though: our blog is not a translation or homework service!

Lost in Translation
Ho letto l’articolo su Mark Mason (“Lost in Translation”, Speak Up febbraio 2017). Mentre sono molto evidenti gli errori citati mi sembra che la recensione del libro “About a Boy” dall’italiano potrebbe apparire comprensibile anche a un madrelingua: il testo in italiano sarebbe “è il genere di lettura perfetto per rilassarsi e godere del proprio tempo libero. Nonostante il soggetto di esso possa sembrare triviale, esso fornisce alcuni interessanti punti di partenza per riflettere su alcune istanze della nostra vita che spesso sembrano più problematiche di quanto meritano di essere (considerate).”
Ovviamente ci sono errori grammaticali di una certa rilevanza ma il messaggio potrebbe passare?
Sono un po’ dispiaciuta: è ovvio che il nostro strumento del pensiero è la lingua madre e tendiamo a tradurre in modo letterale. È giusto correggere, un po’ meno costruirci un “successo letterario”.
Anna Laura


Immagina di trovarti a leggere una recensione di questo tipo:
“La mia amica brillante” muove a un passo a capofitto, le parole correndo attraverso la pagina come se Elena Ferrante sta scrivendo sulla corsa. Lei dice la storia con potere e passione, descrivendo le difficoltà impossibili che confrontano Elena e Lila, bambini viventi in un’area impoverita di Napoli.
È comprensibile a un madrelingua italiano? Certo. Ma fa quantomeno sorridere, perché è una traduzione letterale dall’inglese. (È una recensione del libro ‘La mia amica geniale’ tratta da Amazon.co.uk). Se noi italiani dovessimo imbatterci in traduzioni di questo tipo dappertutto e ogni giorno, come succede ai madrelingua inglesi, non solo ci costruiremmo libri, ma anche barzellette e magari show televisivi! D’altronde gli italiani non ci hanno messo molto a definire un’intera categoria di persone con il termine non proprio amichevole ‘Vu’ cumprà’, prendendo in giro senza pietà il loro italiano scorretto.



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