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The Classics Revisited - David Copperfield

Novembre 2017
Anche Dickens sosteneva che era il suo “lavoro preferito”. Pubblicato mensilmente tra il 1849 e il 1850, questo romanzo di formazione ha un marcato carattere autobiografico, rafforzato dal fatto che Dickens usa per la prima volta un narratore in prima persona.

di Charles Dickens | Translated by Graziella del Ciuco

File audio:

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Speaker: Alex Warner (Standard British accent)

(sotto traduzione in italiano)

CHAPTER 1: I AM BORN

Whether I shall turn out to be the hero of my own life, or whether that station will be held by anybody else, these pages must show. To begin my life with the beginning of my life, I record that I was born (as I have been informed and believe) on a Friday, at twelve o’clock at night. It was remarked that the clock began to strike, and I began to cry, simultaneously.

In consideration of the day and hour of my birth, it was declared by the nurse, and by some sage women in the neighbourhood who had taken a lively interest in me several months before there was any possibility of our becoming personally acquainted, first, that I was destined to be unlucky in life; and secondly, that I was privileged to see ghosts and spirits; both these gifts inevitably attaching, as they believed, to all unlucky infants of either gender, born towards the small hours on a Friday night.

I need say nothing here, on the first head, because nothing can show better than my history whether that prediction was verified or falsified by the result. On the second branch of the question, I will only remark, that unless I ran through that part of my inheritance while I was still a baby, I have not come into it yet. But I do not at all complain of having been kept out of this property; and if anybody else should be in the present enjoyment of it, he is heartily welcome to keep it.

I was born with a caul, which was advertised for sale, in the newspapers, at the low price of fifteen guineas. Whether sea-going people were short of money about that time, or were short of faith and preferred cork jackets, I don’t know; all I know is, that there was but one solitary bidding, and that was from an attorney connected with the bill-broking business, who offered two pounds in cash, and the balance in sherry, but declined to be guaranteed from drowning on any higher bargain. Consequently the advertisement was withdrawn at a dead loss – for as to sherry, my poor dear mother’s own sherry was in the market then – and ten years afterwards, the caul was put up in a raffle down in our part of the country, to fifty members at half-a-crown a head, the winner to spend five shillings. I was present myself, and I remember to have felt quite uncomfortable and confused, at a part of myself being disposed of in that way. The caul was won, I recollect, by an old lady with a hand-basket, who, very reluctantly, produced from it the stipulated five shillings, all in halfpence, and twopence halfpenny short – as it took an immense time and a great waste of arithmetic, to endeavour without any effect to prove to her. It is a fact which will be long remembered as remarkable down there, that she was never drowned, but died triumphantly in bed, at ninety-two. I have understood that it was, to the last, her proudest boast, that she never had been on the water in her life, except upon a bridge; and that over her tea (to which she was extremely partial) she, to the last, expressed her indignation at the impiety of mariners and others, who had the presumption to go ‘meandering’ about the world. It was in vain to represent to her that some conveniences, tea perhaps included, resulted from this objectionable practice. She always returned, with greater emphasis and with an instinctive knowledge of the strength of her objection, ‘Let us have no meandering.’
Not to meander myself, at present, I will go back to my birth.

I was born at Blunderstone, in Suffolk, or ‘there by’, as they say in Scotland. I was a posthumous child. My father’s eyes had closed upon the light of this world six months, when mine opened on it. There is something strange to me, even now, in the reflection that he never saw me; and something stranger yet in the shadowy remembrance that I have of my first childish associations with his white grave-stone in the churchyard, and of the indefinable compassion I used to feel for it lying out alone there in the dark night, when our little parlour was warm and bright with fire and candle, and the doors of our house were – almost cruelly, it seemed to me sometimes – bolted and locked against it. 

CAPITOLO 1: NASCO

Se risulterò essere l’eroe della mia vita, o se questa parte verrà sostenuta da qualcun altro, queste pagine lo mostreranno. Per cominciare la mia vita con l’inizio della mia vita, dichiaro di essere nato (per quanto sono stato informato e per quanto credo) un venerdì, a mezzanotte. Fu rilevato che l’orologio cominciò a suonare, e io cominciai a piangere, nello stesso identico momento.

In considerazione del giorno e dell’ora della mia nascita, venne dichiarato dall’infermiera e da alcune sagge donne del vicinato, che avevano mostrato un vivo interesse nei miei riguardi parecchi mesi prima che ci fosse la possibilità di fare la conoscenza di persona: primo, che ero destinato a essere sfortunato nella vita; e secondo, che avevo il privilegio di vedere fantasmi e spiriti; questi due doni erano inevitabilmente associati, così credevano, a tutti gli sfortunati bambini di entrambi i sessi nati di venerdì notte, nelle ore piccole.

Non ho qui bisogno di dire nulla riguardo al primo punto, poiché niente meglio della mia storia può mostrare se quella predizione fosse confermata o contraddetta dagli esiti. Circa la seconda parte della faccenda, mi limiterò a sottolineare che, a meno di non aver dissipato quella parte dell’eredità quando ero un bambino piccolo, non l’ho ancora sperimentata. Ma non mi lamento affatto di essere stato escluso da questa facoltà, e se qualcun altro dovesse al presente goderne, è calorosamente invitato a tenersela.

Nacqui avvolto nella membrana amniotica, che venne messa in vendita tramite annuncio sui giornali al modico prezzo di quindici ghinee. Se quella gente di mare fosse a corto di denaro in quel periodo, oppure a corto di fede, e preferisse giubbotti di salvataggio in sughero, non potrei dirlo; tutto quello che so è che ci fu un’unica offerta, e che provenne da un procuratore che operava nel ramo delle agenzie di cambio, il quale offrì due sterline in contanti e il saldo in sherry, ma declinò di essere salvaguardato dall’annegamento per una cifra più alta. Di conseguenza l’annuncio venne ritirato con una perdita secca – in quanto, riguardo allo sherry, c’era allora in vendita quello della mia povera e cara mamma  – e dieci anni più tardi la mia membrana amniotica venne messa in palio in una lotteria dalle nostre parti, con cinquanta partecipanti per mezza corona a testa, e il vincitore doveva pagare cinque scellini. Io stesso ero presente e ricordo di essermi sentito piuttosto a disagio e confuso nel vedere che ci si sbarazzava di una parte di me in una simile maniera. La membrana, rammento, venne vinta da una vecchia signora che aveva con sé un cestino, la quale, con molta riluttanza, ne estrasse i cinque scellini pattuiti, tutti in monete da mezzo penny, e le mancavano due penny e mezzo – ci volle un’enorme quantità di tempo e un grande spreco di matematica per cercare, senza alcun risultato, di dimostrarglielo. Una cosa che sarà a lungo ricordata come notevole da quelle parti, è il fatto che ella non annegò mai, ma morì trionfante nel suo letto, all’età di novantadue anni. Mi risulta che, fino all’ultimo, il vanto che la rendeva più fiera era di non essersi mai trovata sull’acqua in tutta la vita, eccezion fatta per i ponti; e mentre prendeva il tè (per il quale aveva un debole) fino all’ultimo espresse la sua indignazione per l’empietà dei marinai e di tutti gli altri che avevano l’impertinenza di “vagare” in giro per il mondo. Era inutile spiegarle che alcune comodità, forse incluso il tè, erano il frutto di questa discutibile pratica. Replicava sempre, con enfasi maggiore e con un’istintiva consapevolezza della forza della propria obiezione: “Suvvia, non divaghiamo”.
E adesso, per non essere io quello che divaga, tornerò alla mia nascita.

Nacqui a Blunderstone, nel Suffolk, o “da quelle parti”, come dicono in Scozia. Fui un figlio postumo. Gli occhi di mio padre si erano chiusi sulla luce di questo mondo da sei mesi quando i miei vi si aprirono. C’è qualcosa di strano per me, perfino ora, al pensiero che egli non mi vide mai; e qualcosa di ancora più strano nel ricordo nebuloso che ho delle prime immagini infantili della sua lapide bianca nel cimitero accanto alla chiesa, e dell’indefinibile compassione che provavo pensando a come giacesse là, sola nella notte buia, mentre il nostro salottino era caldo e illuminato dal focolare e dalle candele, e le porte della nostra casa erano – quasi crudelmente, mi sembrava a volte – sprangate e chiuse a chiave per quella lapide.  


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